Fare giornalismo… parliamone!

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Qual è il ruolo del giornalista? Qual è la notizia perfetta? E il giornalista perfetto? Queste e tante altre sono le domande alle quali hanno risposto due personaggi di spicco nel campo della comunicazione: Edoardo Vigna, caporedattore di Sette del Corriere della Sera nonché docente di giornalismo alla scuola Walter Tobagi di Milano, e Stephan Russ-Mohl, direttore dell’Osservatorio europeo di giornalismo (Ejo) e professore all’Università della Svizzera Italiana.
Si sono confrontati, proprio ieri 28 ottobre, in un incontro serale della rubrica “Faccia a faccia” al Goethe Institut a Roma, in occasione dell’uscita dell’ultimo libro del professor Russ-Mohl, Fare giornalismo. È molto interessante la comparazione che viene fatta tra il giornalismo tedesco e quello italiano. Il professor Russ-Mohl ci conferma che in Germania, “dopo la guerra mondiale si è seguito il modello anglosassone e serio è ora il tentativo di essere obiettivi. In Italia, invece il giornalismo è molto politicizzato”. Aggiunge, poi, che l’importanza di scrivere bene e “bello” tipica del nostro paese non combacia con le priorità del giornalismo tedesco.
Il giornalista Edoardo Vigna, racconta un aneddoto per svelare le sorti del futuro. Su un treno di 2° classe New York-Washington, guardandosi intorno, notò che una persona su dieci leggeva un libro cartaceo. Tutti gli altri facevano uso di iPad, tablet, e-book. E questa è la prospettiva, purtroppo o per fortuna, da seguire negli anni a venire. Certo, la carta stampata non verrà sotterrata, ma sicuramente man forte gliela darà la nuova tecnologia.
In ultima analisi, ho chiesto cosa ne pensano del giornalismo partecipativo e quale consiglio da padri darebbero a giovani aspiranti giornalisti. Per quest’ultima domanda, la risposta è essere carichi di curiosità e passione per il mestiere. Entrambi sono d’accordo che questo periodo non aiuta, ma che chi vuole ce la fa. Per quanto riguarda il giornalismo partecipativo, Edoardo Vigna pensa sia un fenomeno poco conosciuto in Italia ed è sempre molto limitato. Ovviamente non viene visto con alcuna minaccia per i grandi media, mentre può essere visto come una fonte dalla quale attingere per i media locali.
La cosa più rilevante che emerge da questo lungo dibattito è che si parla poco del giornalismo. Lo evidenza il direttore dell’Ejo, ed effettivamente è vero. Tutti ne fanno uso, tutti passano molto tempo con i media quotidianamente, ma nessuno scrive articoli al riguardo. Forse bisognerebbe fare più luce su questo e parlarne di più per sensibilizzare l’audience e perché no, educarlo a livelli di giornalismo sempre più di qualità.

Sara Stefanini

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