Rubrica del calcio del lunedì
La serie A vista da Marco Stiletti

Un terzetto in testa. Al vertice del campionato di serie A ci sono tre squadre. Tutte e tre provengono da differenti parti d’Italia. La favorita Juventus del Nord, la rivelazione Lazio del Centro, l’emergente Napoli del Sud. Riportato finalmente a casa, anche senza il numero 10 che potrebbe indossare senza timore, il piccolo grande bianconero, Sebastian Giovinco, ha dato ragione al suo vecchio allenatore Franco Colomba che l’anno scorso a Parma, prima di essere rilevato da Donadoni, l’aveva sempre impiegato come seconda punta. Quello è il suo ruolo e come ha dimostrato ieri, procurandosi il rigore dell’1 a 0 e poi realizzando la doppietta in una spettacolare ripresa, non ha senso discutere il suo fisico perchè nel calcio l’agilità batte sempre in potenza. L’allungo della Juventus, però, non deve far passare in secondo piano la marcia regolare della troppo snobbata Lazio, unica delle tre al comando con la porta imbattuta.

Dopo il buon debutto di Bergamo e l’agevole qualificazione in Europa League, la squadra biancoceleste si ripete anche contro il Palermo. E’ proprio una piacevole sorpresa questa Lazio targata Petkovic. Ancor di più dopo il precampionato di stenti che aveva alimentato cattivi pensieri circa il destino stagionale dei romani. Con l’arrivo delle partite vere il tecnico di Sarajevo ha prima trovato la quadratura del cerchio grazie al 4-5-1. Più che il rotondo 3-0, a impressionare contro il Palermo è infatti il modo in cui il successo arriva. La Lazio lo ottiene mettendo le mani sulla partita sin dalle battute iniziali grazie a un’occupazione del campo quasi totale. Favorita da una superiorità numerica a centrocampo che peraltro non sguarnisce la difesa perchè il pressing è costante ed efficace. Lazio bella ed avvolgente. Ingredienti che però da soli forse servirebbero a poco se davanti non ci fosse un certo Miro Klose. L’attaccante tedesco recupera subito con una doppietta che toglie ogni dubbio circa la sua volontà di continuare a stupire. Per il Napoli è stata l’ennesima notte magica del San Paolo nell’era De Laurentiis. Ancora in gol Hamsik, come a Palermo. Due reti in altrettante partite di campionato. Tra le novità proposte da Mazzari ci sono state quelle a centrocampo che è diventato più massiccio con Dzemaili e Behrami nel tentativo di avere maggiore filtro davanti alla difesa.

Non si vince più a San Siro? Dopo le prime partite stagionali il Giuseppe Meazza sembra stregato per Inter e Milan. I nerazzurri non riescono a vincere contro Hajiduk e Vaslui in Europa League e anche contro la Roma di Zeman in campionato. Invece per il Milan, dopo il tonfo nel trofeo Berlusconi con la Juve, c’è stata la sconfitta all’esordio contro la Samp di Ferrara. Fuori invece le milanesi sembrano avere un altro passo. I rossoneri sabato sono stati salvati da Pazzini, abile a sfruttare gli errori del Bologna per far guadagnare alla sua squadra i primi tre punti stagionali. E la colpa, anche se nemmeno il Milan ha ancora vinto a San Siro, non può essere nemmeno del nuovo terreno semisintetico. Ecco perchè la sosta deve servire per correre ai ripari. Mentre il Milan è ripartito con tre gol di Pazzini, all’Inter non ne è bastato uno di Cassano. Al momento l’Inter dipende troppo dal genio bizzarro di Snejider: se dorme, come ieri, è un’altra. Il grande potenziale offensivo rischia di diventare una polveriera senza una miccia da innescare. Serve più qualità all’origine dell’azione e una logica di gioco più organica per non vedere due squadre in una troppo lunga: una che difende staccata da quella che attacca. Troppi anche 7 gol  a San Siro in 3 partite. Mai come stavolta il maestro Zeman si conferma un signor allenatore, mentre l’allievo Stramaccioni si dimostra un apprendista, perchè il campo boccia le sue idee prima che le sue scelte. A parità di moduli offensivi, con tre uomini d’attacco davanti a tre centrocampisti, la Roma ha interpretipiù veloci e più disposti al sacrificio che regalano un equilibrio maggiore. E poi tra il primo gol di Florenzi e il secondo di Osvaldo, si rivede un immenso Totti, autentico leader come nelle serate più belle, mentre tutte le staffette nerazzurre sbilanciano e indeboliscono ancor di più un’Inter con il fiato corto.

Neopromosse alla ribalta. Per la verità, in testa alla classifica del campionato a punteggio pieno ci sarebbe anche la Samp se non avesse ricevuto la penalizzazione dalle sentenze di Calciopoli 2. Dopo il bel successo con il Milan, ecco questo 2 a 1 al Siena: firmato Maxi Lopez-Gastaldello e ispirato dall’ultimo arrivato, Maresca, che sembra qui da una vita per come ordina i tempi e sviluppa la manovra. Un Pirlo in miniatura che forse ha sprecato qualcosa in carriera ma può ancora togliersi soddisfazioni. Considerato che adesso c’è la trasferta non proprio impossibile di Pescara, le possibilità che la Samp continui a sognare sono alte. E al momento insieme alla Samp sta sognando anche il Torino che ha scontato la penalizzazione a Siena una settimana fa e ora in casa ha guadagnato i primi tre punti. E’ un Torino che in fondo è stato costruito per ambire a qualcosa in più di una salvezza senza ansie: gol, gioco che diverte, tante azioni. Ventura sa che ha tra le mani una squadra che gioca a memoria, che sfrutta le fasce con un Santana rinato, in mezzo ha con Gazzi e Brighi una bella diga e tra Bianchi e Sgrigna ormai basta un’occhiata. Gli ingredienti giusti per un bel torneo.

Il Catania di Maran. Dietro alle grandi c’è sicuramente il Catania di Maran. La squadra dell’allenatore trentino in due giornate è stata capace di bloccare la Roma nel suo stadio e di vincere in rimonta contro un pimpante Genoa. Il 4-3-3 di Maran funziona alla grande. I tre davanti (Barrientos-Bergessio-Gomez) hanno ritrovato subito una grande sintonia. Una sintonia che non lascia scampo all’avversario come si vede nella seconda rete: Bergessio svetta in alto da angolo di Gomez. Infine anche il centrocampo sembra robusto e rigenerante come si vede dalle altre due reti. Nella prima Izco, sgusciando tra due avversari, crossa in area dove trova Bergessio che quasi perde il controllo e poi in equilibrio precario brucia Antonelli e Frey. Nella seconda c’è  tutto il solido Lodi, che oltre a battere degli ottimi rigori, spiazza tutti con le sue punizioni.

Marco Stiletti

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