Rubrica del calcio del lunedì
La serie A vista da Marco Stiletti

Verso lo scontro diretto. “E adesso a noi due vecchia signora” urlano i bellissimi gol di un Hamsik sempre più determinato e di un Pandev sempre più imprevedibile nei  suoi improvvisi risvegli, che diventa eroe al posto del solito Cavani, per una notte non brillante. E’ la terza volta negli ultimi dieci giorni che la Juve scatta in fuga e il Napoli la riacciuffa nel giro di poche ore: un segnale chiaro di quanta convinzione si sia diffusa nell’ambiente partenopeo. Marchisio nel frattempo non fa perdere il primato alla Juventus segnando il gol quasi allo scadere. Oltre al 46esimo risultato consecutivo utile, la Juventus riesce a rimanese in vetta. La vetta può essere persa solo nello scontro diretto del 20 ottobre e il Napoli sogna questo. La squadra di Mazzarri non vede l’ora di spodestare da lassù colei che è stata la nemica di sempre.

Milano è nerazzurra. Il primo derby della stagione dice che l’Inter è più furba del Milan, perchè segna subito con Samuel. E poi conferma che è anche più forte, perchè resiste per tutta la ripresa in dieci, difendendo un successo prezioso, il terzo consecutivo in campionato, quarto compresa l’Europa League. Doppiati gli eterni rivali, staccati di 8 punti, i nerazzurri rimangono a meno 4 dalla coppia di testa Juventus-Napoli, insieme con Lazio, e per quanto si è visto fin qui, lo scudetto non può uscire da questa doppia coppia. La Juventus e il Napoli, che battono il Siena e l’Udinese soffrendo con un identico 2-1, hanno il vantaggio di avere squadre già collaudate, ma questa Inter che continua a crescere non va sottovalutata, perchè Stramaccioni dimostra di avere le idee sempre più chiare. Al di là della difesa a tre, convince la capacità di cambiare uomini e sistema di gioco in corso, come si vede dopo l’espulsione di Nagatomo e il sacrificio di Cassano, quando l’inserimento di Pereira favorisce un perfetto 4-4-1 d’emergenza.

Occhio a Lazio e Roma. Klose e Hernanes, la premiata ditta colpisce ancora. Come a Verona, nell’ultima trasferta vincente. Come in altre otto partite, tra lo scorso campionato e questo, prima di quella di ieri. Se segnano loro, la Lazio vince. Si, va bene il gruppo. Va bene il gioco collettivo. Ma per fare la differenza servono i campioni. La Lazio ne ha due, che si stimano, si completano e soprattutto vivono le partite in simbiosi. Se va bene uno, va bene pure l’altro. E la Lazio può davvero volare alto. Anche la Roma può fare bene come ormai molti se ne sono accorti dall’inizio della stagione. La squadra di Zeman esce dalla vittoria con l’Atalanta all’Olimpico con un ritrovato quinto posto, con uno spogliatoio polveriera, con problemi quasi irrisolti e con uno Zeman più che mai nel cuore della gente. Tutto questo misto potrebbe far scattare nei giallorossi la voglia di cercare traguardi ambiziosi.

E la Fiorentina? Il dibattito sull’onestà delle ambizioni viola è sempre aperto a Firenze, città passionale e sinceramente abbracciata alla squadra. In un campionato finora strano nelle gerarchie sotto il podio, cioè fuori da scudetto e zona Champions, la Fiorentina è in ascesa senza neppure mostrare la versione più redditizia. Il quinto posto alla seconda pausa per le nazionali è preso dunque come una buona notizia perchè c’è la convinzione di uno sviluppo ancor più elevato. Al bel calcio, inteso come qualità, tattica e robustezza, si potrebbe aggiungere la cattiveria sotto porta, finora troppo intermittente.

Nei bassifondi della classifica. Cagliati e Chievo si riprendono laggiù dopo le vittorie su Torino e Samp. I primi, dopo le vicessitudini stadio e sconfitta amara contro il Pescara, riescono a vincere e a respirare un po’. Dopo aver incassato molto dal Torino, i rossoblu con un rigore di Nenè portano a casa con l’avallo della fortuna i tre punti. Agli scaligeri, invece, contro la Samp gli tocca un match tutto in salita. La voglia era tanta di vincere e di togliersi dai bassifondi e quando c’è si fa sentire. Ecco che Di Michele accontenta tutta la dirigenza gialloblu. Invece oltre al pericolante Sena laggiù c’è anche l’Udinese. Bella in coppa e meno attraente nel campionato. La squadra di Guidolin sembra aver perso il miglior Di Natale e soprattutto quella energia che la faceva vincere anche contro le grandi.

Marco Stiletti

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