Rubrica del calcio: Orizzonti di Milan
Toro matato, Milan avanti tutta

Era l’11 novembre e nel prato cimiteriale di San Siro la Fiorentina di Montella celebrava il rito funebre al Milan. Quattro giornate dopo quella rossonera è, però, tutta un’altra storia: la squadra ha sbandato notevolmente, è arrivata sul ciglio del baratro con il rischio di caderci per davvero, ma alla fine si è ripresa, afferrata per i capelli da una società (presidente in primis) mai così attenta e vicina, e la vittoria con il Torino di domenica spalanca al Milan ambizioni che poco più di un mese fa non erano neppure un pensiero ipotizzabile. Tralasciando la manovra di gioco, ancora una volta fumosa, l’unica cosa preziosa che il Milan si porta dal campo granata sono i tre punti, ossigeno puro per la classifica rossonera. Il computo finale dei gol (ben 6 di cui 4 del Milan e 2 del Toro) non deve trarre in inganno, il match ha offerto uno spettacolo di basso livello, tanto che se prese singolarmente le reti, eccezion fatta per quelle di Robinho e Bianchi, sono frutto di errori tecnici individuali.

Il gol di Santana (29’ pt) che ha rotto l’equilibrio è stato propiziato da un grossolano passaggio arretrato di Nocerino verso Amelia; Gillet ha offerto su un piatto d’argento prima allo stesso Nocerino il pallone del sorpasso (8’ st) poi non trattenendo a terra la palla ha permesso ad El Shaarawy di firmare il 4-1; l’arbitro Romeo, giudicando regolare una spinta da dietro di Pazzini, ha agevolato il gol del bomber rossonero. Insomma una galleria degli orrori solo in parte attenuata dalle marcature di Robinho e Bianchi. Da cartolina quella del brasiliano, fino a quel momento inguardabile: finta di corpo su Di Cesare e tiro di esterno sinistro da calcio a 5.

Terza vittoria consecutiva, dunque, per i rossoneri, e se il miglior filotto di risultati utili consecutivi ( 4 di cui 3 vittorie e un pareggio) lo si inanella a dicembre si tocca con mano quanto la crisi milanista sia stata pesante e profonda. Adesso il peggio è alle spalle e la squadra, dopo la definitiva esplosione di El Shaarawy, può contare su un nuovo campioncino: Mattia De Sciglio. La creatura di Tassotti ha mostrato di saper giocare sull’out mancino con la stessa disinvoltura con cui si adopera sulla destra (la sua fascia naturale) ed è ormai una certezza come la cresta del Faraone. L’unica nota dolente arriva da De Jong, l’olandese, che finalmente si stava inserendo negli ingranaggi milanisti, ha riportato la frattura del tendine d’Achille e può dire addio alla stagione in corso.

Una chiosa finale merita l’affaire Pato. Il Papero sembra sempre più lontano dall’essere un calciatore professionista, il suo vissuto sportivo sta prendendo i contorni di un teen drama: storia d’amore con la figlia del capo (Lady Berlusconi per l’appunto) da “ e vissero felici e contenti”, risvolti dark per i continui infortuni (saranno mica fatture?), dubbi esistenziali vari ed eventuali (vado o resto?), c’è tutto il materiale perché la FOX produca un episodio pilota. Che Pato appenda (definitivamente) le scarpette al chiodo e si dedichi alla TV? In tempo di crisi (personale) del maiale o meglio del papero non si butta via niente.

Paolo Florio

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