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Roma sott’acqua

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Roma, in fondo, è invidiosa di Venezia, diciamocela tutta. Non si perde un acquazzone, un temporale, per tentare di somigliarle. L’abbiamo visto anche ieri, 20 ottobre 2011. Metrò, bus, tram bloccati, auto sott’acqua, marciapiedi sommersi, chiuse e evacuate scuole, negozi chiusi e senza luce, un trentenne morto. E si chiede l’approvazione dello stato di calamità per i disagi. 120 millimetri di pioggia in 3 ore. Ci si chiede se il Tevere sia in condizioni di pericolo, ma il nostro sindaco per il momento assicura di no. Il Tevere è diventato ormai parte integrante dell’intero sistema idraulico composto da serie di ricicli e riusi dell’acqua dalle sorgenti al mare.   Alcuni documenti reperibili presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma, indicano con il nome di fognatura urbana, il complesso delle opere che servono per raccogliere le acque di rifiuto domestiche, quelle delle altre utenze urbane e le acque di rifiuto industriali.
Ma la domanda fondamentale è: perché Roma si allaga sempre così facilmente? Molto spesso gli scarichi fognari si intasano per via di una cattiva gestione delle tubature, di una mancata manutenzione o di un avanzato stato di usura. Tutto ciò crea ostruzione, allagamento delle strade come vediamo sempre a Roma soprattutto dopo le tempeste. La regolazione della velocità delle acque nel sistema fognario, invece, permette di evitare la formazione e la giacenza di residui. Ah, ecco quindi spiegato l’arcano. C’è qualcosa che non va.
Il drenaggio urbano di Roma ha una storia più che millenaria. Tarquinio Prisco, nel VI secolo, fece costruire la Cloaca Massima. E da lì, ne conseguirono altri lavori di fognatura. Solo dopo l’Unità d’Italia, però, vennero pensati i primi collettori in grado di trasportare “acque miste”. I collettori sono l’ossatura principale della rete e raccolgono le acque fognarie e si trovano tra le fogne e gli emissari che confluiscono il tutto nel recapito finale. L’impianto deve essere impermeabile e l’impermeabilità va attestata mediante appositi certificati di collaudo.
Roma sottoterra, entro il GRA, è suddivisa in tre reti: Nord, Est e Sud.

Tra l’’800 e il ‘900, l’idea non era quella di stravolgere le strutture già esistenti. Negli anni ’90, l’Amministrazione Comunale allora presieduta da Franco Carraro, istituì un gruppo di consulenza che tracciò le basi della nuova concezione di drenaggio a Roma nel XXI secolo. Tra i rappresentanti c’erano i Ministri della Sanità, dell’Ambiente, l’Acea e il Cnr. In questo progetto, era incluso un “adeguamento tecnologico degli impianti”.
Acea Ato 2, dalla seconda metà degli anni Ottanta, aveva la gestione dei principali impianti delle acque reflue (scarico organico). dal 2002, si è allargata anche sul sistema fognario a servizio del Comune di Roma e per far fronte a nuovi progetti si è messa in collaborazione con l’Università La Sapienza e Tor Vergata.
Al momento il Dirigente Responsabile dell’Unità Fognature Rapporti Acea Ato 2, è il dottor ingegnere Fabrizio Mazzenga, il quale si occupa della realizzazione di progetti di reti fognarie e di monitoraggio. Tutto sta nel sapere se le verifiche degli impianti avvengono regolarmente ma soprattutto se l’organo apposito abbia necessari fondi.

Sara Stefanini