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Rincari: italiani, tutti a piedi! E se ci tassassero anche le sneakers?

Spostarsi diventa sempre più un lusso. Per andare al lavoro o per fare commissioni come si fa?

La macchina non si può più prendere tra rincari di bolli e assicurazioni. Ma soprattutto il continuo aumento della benzina non aiuta di sicuro. Ora, hanno trovato la scusa del terremoto in Emilia per aumentare di nuovo l’oro nero, altrimenti come si potevano giustificare? Aumentano le accise, quindi, di 2 centesimi a partire da ora. Prima, lo scorso dicembre, c’era il decreto “Salva Italia” che ha fatto aumentare le accise di 82 cent, adesso c’è il decreto “Terremoto”.

Allora, il povero lavoratore che la mattina si alza alle 6 per andare al lavoro, lascia al parcheggio sotto casa la macchina e si dirige verso la fermata dell’autobus più vicina. Tasto dolente. A Roma sono aumentate anche le tariffe Atac, e di tanto. E non si possono sfasciare i valida tori dei titoli di viaggio come hanno fatto questa mattina alla stazione metro di Rebibbia. Con la bicicletta, neanche se ne parla, si rischia la vita in una metropoli dove le piste ciclabili sono rare e mal progettate. Più che un effetto domino, si rischierebbe un effetto bowling con gli autisti che buttano giù i ciclisti-birilli.

Stanco, stressato e poco propenso, al lavoratore non resta che infilarsi un paio di scarpe comode e andare a piedi. Sperando che non ci tassino pure quelli. Chi lo sa, magari il governo ci invierà per posta dei contapassi economici (per risparmiare, s’intende) in modo da inserire delle tasse in base ai passi che si fanno al giorno. Magari scaglionando le imposte secondo i passi o secondo lo  spazio che il piede occupa sul suolo pubblico. Così rimarremo immobili, dentro casa, fermi come l’economia del nostro stesso paese.

Sara Stefanini

Tutti i colori dell’Italia

Bianco, rosso e verde della bandiera? No, non sono solo questi. L’Italia, ultimamente, ne sta vedendo di tutti i colori.

Il nero delle borse che calano, della recessione che avanza e della disoccupazione che aumenta. Il bianco candido dei bambini e dei neonati uccisi per un gesto di pazzia. Il grigio fumo della bomba di Brindisi che ha ucciso la sedicenne Malissa Bassi. Il marrone della terra che trema e spacca l’Emilia. Il rosso porpora dei suicidi che non avevano più lavoro e non riuscivano a vivere. Il color ruggine dei partiti che compongono il Parlamento, ormai obsoleti e che non danno più fiducia agli elettori. Il verde Padania che allontana e separa gli italiani, uniti sotto la stessa bandiera. Il grigio delle schede elettorali, sempre meno usate dai cittadini che preferiscono astenersi al voto. L’azzurro del mare che accoglie la Costa Concordia, incagliatasi per errore umano del Comandante Schettino.

Il giallo che rappresenta la vitalità che avrebbero i giovani italiani, se solo venissero ascoltati e compresi. L’arancione degli aumenti dei ticket Atac a Roma, senza un perché. Il verde speranza, invece, purtroppo, sta sbiadendo. Ma rimane ancora nei ricordi degli italiani. Il blu dell’Unione Europea che ci stava alle calcagna insieme alla BCE, la stessa UE che era nata come un insieme condiviso e costruttivo di idee e che ora sembra quasi un patto fatto col Diavolo. Non se ne può più uscire, ma rimanerci è comunque periglioso.  Il grigio perla del Vaticano unito a un giallino pallido, i suoi segreti, le sue incoerenze. Il rosso acceso della vergogna che provavamo quando andando all’estero ci indicavano e ridevano pronunciando parole come: «Italia, Berlusconi, bunga bunga». Il nero carbone del lutto, in onore di tutte le persone morte in questo periodo ingiustamente, comprese le vittime del terremoto. Il color fango della corruzione e della mafia che si diffondono a macchia d’olio nel paese partendo dalle fondamenta, come parassiti di attaccano ai cittadini facendo marcire il Belpaese. Ed infine, il rosa dei cervelli in fuga, i laureati costretti ad espatriare per trovare un lavoro degno.

Questa è la tavolozza di alcuni dei colori che, al momento, compongono l’Italia. Liberi di aggiungere ulteriori colori.

Sara Stefanini

Premiati 10 dipendenti modello Atac, ma quando premiano i cittadini pazienti?

Il premio è stato consegnato dal sindaco Gianni Alemanno insieme all’assessore per la Mobilità Antonello Aurigemma e l’amministrat0re delegato dell’Atac Carlo Tosti.

Dieci sono stati i dipendenti: gli autisti Claudio Tatananni, Franco Colangeli, Giovanni Pagnano, Giuliano Di Rado, Fabio Rota Basoni, , l’impiegata Francesca Inglese, il capolinea Luigi Calderari, l’operatore Nunzio Petroni e gli operai Daniele Pozzoni e Carlo Amantini. Il premio? Una settimana pagata in un hotel di Roccaraso o 15 giorni nello stabilimento Dopo Lavoro di Atac a Ostia.

Tra le azioni di elogio c’è il salvataggio di un’anziana signora colta da un malore, du una donna dal suicidio, la difesa di madre e figlia da un’aggressione razzista. Non è un evento di facciata, spiega il presidente di Atac Francesco Carbonetti, ma un gesto significativo di trasparenza per una sempre più viva meritocrazia.

Nulla da obiettare ai dieci vincitori che hanno senza dubbio compiuto gesta onerose. Ma quando premieranno la pazienza, l’impegno dei pendolari e le condizioni in cui viaggiano i cittadini ogni giorno? Basterebbe venissero premiati anche solo con l’efficienza, che dovrebbe, tra l’altro, essere prerogativa principale di una società per azioni di trasporti che si rispetti. Soprattutto in una città metropolitana come Roma.

Sara Stefanini