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Il 6 maggio entrerà nella storia europea: Italia, Francia, Germania, Grecia, Serbia alle urne

6 maggio, una data da ricordare che cambierà l’equilibrio in Europa.

Una domenica di elezioni decisiva per l’Italia, l’Unione Europea e le borse mondiali. Oggi, si vota in Italia, in Francia, in Grecia e in Serbia. Per le amministrative in Italia, 942 comuni italiani con 9 milioni e 231 mila elettori sono chiamati al voto per scegliere il sindaco ed i consiglieri comunali, ma l’affluenza alle urne è veramente bassa.

In calo è anche la partecipazione al voto in Francia per il nuovo Premier dove in lotta ci sono il nazionalista e precedente Premier Nicolas Sarkozy ed il socialista François Hollande. Al momento, il tasso di partecipazione è il 30%, nel 2007 era il 34%. Nella corsa all’Eliseo, Sarkozy ci crede ancora, ha lottato fino all’ultimo comizio, ma il preferito è senza dubbio Hollande che già si prepara a cambiare l’abito. Molto probabilmente, Sarkò ha sbagliato la propaganda politica gridando «meno stranieri, più lavoro» e inneggiando il tricolore francese. In un momento delicato per l’Europa, dove tutti i paesi sono appesi a un filo unico gestito dalla Bce del SuperMario Draghi, la politica di chiusura nazionalista non ha portato da nessuna parte il marito della Carla Bruni. Le urne si chiuderanno stasera e si saprà successivamente il verdetto finale.

Da un voto certo ed esplicito a un voto incerto e complicato: le elezioni in Grecia che dovrà scegliere la prossima guida parlamentare dopo la parentesi di Papademos. Antonis Samaras del partito Nea Dimocratia del centro-destra è il favorito, al momento. Seguitissime in tutto il mondo, vengono considerate decisive per le agenzie di rating e le banche internazionali. Gli elettori greci sono spaccati a metà: devono decidere se aprire le porte all’Europa e rispettare i patti stretti con Bce e Fmi o lasciare totalmente perdere e cambiare rotta. Quest’ultima tendenza creerebbe una nuova tempesta finanziaria e porterebbe ancora più caos e crisi.

Si vota anche in Serbia, candidata all’ingresso in UE, dove sette milioni di elettori dovranno porre le loro preferenze per le elezioni presidenziali, parlamentari e locali. Le presidenziali sono arrivate con un po’ di anticipo a seguito delle dimissioni di Boris Tadic di aprile. Dimessosi per poi ricandidarsi, l’europeista del Ds si trova a combattere contro il conservatore e nazionalista Tomislav Nikolic. Ma si dà già per vincente il dimissionario che così passerebbe al suo terzo mandato consecutivo.

In Germania, c’è una situazione di trepidante attesa per due motivi: le elezioni del Land più grande della nazione, il Nord-Reno-Westfalia con 18 milioni di abitanti, dove si prevede la sconfitta della coalizione della cancelliera Merkel. Il secondo motivo è l’assetto europeo dopo il 6 maggio. Se non dovesse vincere Sarkò in Francia, l’asse Francia-Germania non sarà più lo stesso benché Hollande abbia dichiarato: «Con la Merkel nessun conflitto, solo differenza di vedute». Se in Grecia vincerà il nazionalismo anti-Bce, sarà un fallimento economico per l’Europa che aveva investito nel paese e modificherà i piani di salvataggio futuri per i paesi in difficoltà. Angela Merkel si consola con il continuo consenso dei suoi elettori che sarebbero pronti a rivotarla subito.

Insomma, nel bene o nel male, domani sarà tutto diverso e bisognerà riprendere le fila del discorso europeo per ripristinare i conti pubblici in ciascun paese d’Europa.

Sara Stefanini