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Indovina, indovinello?! Il quadrato di Sator

 

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Il quadrato di Sator è una sorta di “gioco enigmistico” che racchiude in sé molti segreti che fin dall’antichità nessuno è riuscito mai a decifrare. Cinque parole di cinque lettere ciascuna, ROTAS OPERA TENET AREPO SATOR, formano un palindromo, ossia una frase che è possibile leggere in qualsiasi senso. Questa iscrizione si ritrova ossessivamente in molti reperti archeologici europei e soprattutto nelle chiese. Il ritrovamento più significativo è avvenuto a Pompei nel 1936 da parte di uno studioso di graffiti, Pompeo Della Corte. L’incisione trovata su una colonna risalirebbe al 79 d.C. e presenta particolari disegni unici nel loro genere. Per questo motivo il quadrato di Sator viene definito latercolo (piccolo mattone romano d’argilla) pompeiano.
Tante sono state nei secoli le possibili soluzioni, tanti gli incastri. «E’ uno degli enigmi più affascinanti della storia» dice lo studioso Rino Camilleri, studioso e scrittore del libro Il quadrato magico, «Una specie di gioco che pare nasconda un misterioso messaggio, ma che finora nessuno è mai riuscito con esattezza a decifrare». La cosa più accattivante è che non si sa chi abbia inventato questo enigma, quando sia stato creato e neanche a cosa serva. Nel Medioevo veniva rappresentato sui muri d’ingresso delle case per ricevere protezione divina. Altri invece gli davano significato satanico. Fatto sta che, sembra i Templari adottassero quel simbolo per indicare luoghi particolari.
Ma vediamo nel dettaglio le parole. Rotas significherebbe “ruote”, Tenet “tiene”, Opera è facilmente intuibile e Arepo..non si capisce bene cosa significhi. Non è un termine propriamente latino poiché nelle Gallie si usava un certo carro chiamato arepos e si pensa questa parola sia stata latinizzata. Alcuni studiosi credono significhi “aratro”. Sator, concepita come parola greca viene tradotta: “salvatore”. Ecco perché viene legato al Cristianesimo. I primi cristiani chiamavano Gesù in quel modo. Traducendola in termine strettamente latino, significa: “seminatore”. Il quale sarebbe anche più pertinente al resto della frase. Inoltre richiama la parabola cristiana del seminatore raccontata dallo stesso Gesù ai discepoli.
L’Enciclopedia Britannica la traduce così: “Il seminatore dell’Areopago detiene le ruote dell’Opera”, dove, per areopago si intende la collina del dio Marte. Tra le altre traduzioni ci sono: “Il seminatore tiene l’aratro, le opere e le ruote” oppure “Il seminatore Arepo conduce con cura le ruote” visto come Dio che detiene le sorti del mondo.
Nel 1926, due studiosi, Sigurd Agrell e Felix Grosser, ebbero un lampo di genio. Hanno considerato il quadrato un anagramma. Risolto così:una croce latina con “Padre Nostro” e la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco. L’eccezionale scoperta manderebbe in crisi molti concetti. Primo fra tutti che è un’iscrizione cristiana creata prima del 79 d.C. e che quindi la preghiera “Padre Nostro” sarebbe molto più antica di quanto si è in realtà verificato. Inoltre, anche la croce come simbolo di fede, era stato datato dal IV secolo in poi. Invece il quadrato di Sator scardina anche questo precetto. Ma il fatto più sconvolgente è che dovrebbe essere retrodatata anche l’Apocalisse di San Giovanni in cui è scritto: “Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, l’inizio e la fine”. Questo significa che non fu scritta alla fine del regno di Domiziano (91-96 d.C.) ma almeno venti anni prima.
La questione è ancora in sospeso, tra studiosi che si contendono soluzioni. Negli anni, nei secoli è stato sempre una quasi impossibile rompicapo con mille e più interpretazioni e forse è meglio così. Un bellissimo mistero ha il suo fascino!

Sara Stefanini