Urban Diary di Ignazio Gori – Ventunesima puntata
Arcinazzo Romano e Meo Passeri

Arcinazzo_003Sono fuggito da Roma, sperando di trovare un po’ di pace in montagna. Non ne potevo più di traffico, accattoni, ritardi mostruosi e file agli sportelli della posta. Mia nonna ha una casa ad Arcinazzo Romano, un paesino di venti anime (quadrupedi compresi) ai confini con l’Abruzzo. Nell’unico bar del paese noto un’insegna che tesse le lodi di ringraziamento al primo leggendario abitante del luogo, tale Meo Passeri, il quale pensò bene di mettere radici ad Arcinazzo già nel 1711.

Oggi non sono molte le memorabilie di questa ridente cittadina, figuriamoci quando arrivò il buon Passeri. Appena si arriva infatti con il solo roteare di uno sguardo si può osservare: una chiesetta in stile indecifrabile, un minigolf inselvatichito, il suddetto bar (che funge anche da bazar e alimentari) gestito di generazione in generazione dai discendenti di Meo Passeri, due o tre residence mezzo-sfitti e soprattutto l’immaginifico corpaccione dell’hotel “Cristallo”, un complesso abbandonato a marcire chissà quanti anni fa, un ecomostro di cemento e sterpi. La memoria dei pochissimi residenti si ferma infatti agli anni d’oro, quando ad Arcinazzo furono girate alcune sequenze del kolossal Ben Hur. Dopodiché l’oblio. Il personaggio di spicco del paese è senz’altro Marcello Bello, un vero ex viveur chic da “dolce vita”, ritiratosi qui dopo anni di ribalte, sfilate di moda e soggiorni in palazzi reali di mezza Europa, come dice lui stesso “servito e riverito mon cherì”.

Marcello vive con trenta cani e con cinquanta galline, che lui chiama “le mie puttanine”. Con Marcello rido e scherzo, passando il tempo a discutere delle mille valide ragioni per lasciare definitivamente Roma: il traffico, gli accattoni, i ritardi mostruosi e le interminabili file agli sportelli della posta. Marcello sembra felice, ma allo stesso tempo nasconde un amarezza segreta, tipica dei nobili decaduti e sembra lo specchio di questo luogo, spot vivente di una Ciociaria arcana e dimenticata, che nonostante tutto amo non poco. La sera accendo il caminetto. Mi sono portato dei classici da guardare, “La conversa di Belfort” di Robert Bresson mi ha straziato il cuore. Al calar della sera il paesaggio è muto, sembra morto. Mi infilo sotto le coperte calde. Verrò svegliato dalle campane della chiesetta alle 6:30 in punto. Arcinazzo mon amour!

Ignazio Gori

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