Il giornalismo partecipativo attraverso Gennaro Carotenuto

Intervista a Gennaro Carotenuto, giornalista e professore all’Università di Macerata

Gennaro CarotenutoFacebook, Twitter, più seguiti delle televisioni? Per capire la direzione del giornalismo partecipativo che si sta inserendo sempre più nella vita quotidiana di tutti noi, l’intervista a un esperto del settore, Gennaro Carotenuto, scrittore del libro “Giornalismo partecipativo”, Nuovi Mondi Editore. Come il giornalista stesso scrive sul suo sito: «Siamo di fronte a un’erosione del latifondo mediatico e a una Riforma agraria dell’informazione? ».

Qual è la funzione del giornalismo partecipativo di fronte alla crisi dei quotidiani?

«Il giornalismo partecipativo ha una funzione di riequilibrio rispetto al monopolio mainstream sull’informazione. Rispetto alla concentrazione editoriale dei grandi media che si trasforma in omologazione del messaggio, il giornalismo partecipativo, la coda della cometa, permette di abbassare l’assicella, innanzitutto economica, che permette di comunicare».

Come si sta evolvendo il giornalismo partecipativo in Italia e nel mondo? Che differenze ci sono?

«La cosa più importante che sta avvenendo da 2-3 anni è la forza quasi onnipotente dei social network, innanzitutto FB ma anche Twitter. Questi mettono nella timeline dell’utente sullo stesso piano mainstream e partecipativi. All’inizio sembrava che i blog fossero superati da Facebook convogliando lì enormi flussi di utenza e di tempo/Rete. Adesso sappiamo che sono un canale e una palestra dove media diversi si confrontano alla pari».

Crede ci sia futuro per la carta stampata?

«Certo! Hanno il futuro dei dischi in vinile dopo l’avvento del CD o la carrozzella a cavalli all’invenzione del motore a scoppio. Bei ricordi romantici del tempo che fu con piccoli spazi di nicchia. Il che non vuol dire che la redazione giornalistica scomparirà».

 Sara Stefanini

 

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