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Storico Napolitano bis: più tempo per i partiti infranti
Rodotà: simbolo di libertà. Ora governo di scopo

napolitano-bisL’EDITORIALE DI DIEGO CIMARA. Ha detto sì. Dopo una mattinata di trattative e appelli dei partiti che gli hanno chiesto la  disponibilità a essere rieletto, ecco il Giorgio Napolitano bis che serve per rimanere aggrappati  alla sella di un cavallo imbizzarrito che scalcia da tutte le parti e che, presto o tardi, li costringerà a terra, rovinosamente. Se questa soluzione  dovesse trovare conferma, è verosimile che si spalancherebbero le porte per la formazione di un governo del Presidente, magari  guidato da Amato, con viceministri esponenti del Pd e del Pdl. Vogliono guadagnare tempo per ricomporre dei partiti dissolti, polverizzati, ormai tenuti insieme solo dalla sete di potere  finalizzata al mantenimento dello status quo, a vantaggio di pochi, e a scapito della collettività.  Decisivo l’incontro con i presidenti delle Regioni che gli hanno rivolto un accorato appello in nome della coesione nazionale. Napolitano sancisce definitivamente la fine della nostra democrazia così come l’abbiamo conosciuta dal dopoguerra fino ad oggi. Continue reading

Il governo dei tecnici: a Paperopoli prima che in Italia

“Ci rivolgiamo ai tecnici,esperti fiscali indipendenti…loro incasseranno soldi e impopolarità”: non è cronaca dell’ultimo periodo ma le parole con cui il sindaco di Paperopoli decide di chiamare gli esperti per far quadrare il bilancio del comune.

Incredibile ma vero, l’ipotesi di un governo tecnico, prima che in Italia, era già stata sperimentata nella città di Topolino, precisamente nel 1993, in un’avventura di Paperinik. Peccato che la Banda Bassotti prenda il posto dei veri funzionari e vada in giro per Paperopoli costringendo i cittadini ad improbabili tributi sull’età, i giorni di ferie o le calorie. Sarà Paperinik a risolvere la situazione.

La storia si chiama “Paperinik e le tasse rapinatorie”: ideata dal fumettista Disney Giorgio Pezzin e disegnata da Corrado Mastantuono, fu pubblicata sul numero 1956 di Topolino, il 23 maggio del 1993. Prende ispirazione dalla situazione politico-economica di allora, le conseguenze di tangentopoli, il governo Ciampi, il deprezzamento della lira. Ma, a diciannove anni di distanza, non perde d’attualità. Forse, è più attuale oggi che allora.

Il quotidiano Libero dedica una pagina all’analogia tra quel numero del fumetto più amato dai bambini e il governo dei tecnici;l’articolo di apertura è di Giuseppe Pollicelli: “I Professori hanno copiato Topolino”. La storia sta girando inoltre su diversi siti web, al punto che sul blog Comics Bay ha preso parola lo stesso autore del racconto Giorgio Pezzin, ringraziando tutti coloro che stanno diffondendo la vicenda di Paperinik tanto vicina all’Italia di oggi. C’è una precisazione, nel suo intervento, che Pezzin non sbaglia a definire “doverosa”, dal momento che nessun sito o giornale ne ha parlato. Si tratta del finale della storia: Paperinik, infatti, non solo smaschera i traditori della Banda Bassotti ma si addossa una “tassa sulle imprese eroiche” che eviti un eccessivo accanimento fiscale sui cittadini. Paperinik, insomma, finisce tassato a sua volta.“Lo stesso succederà a Monti, credo” auspica Pezzin.

Alessandra D’Acunto

Meglio poveri da piccoli o poveri da anziani? Unicef: «Il governo italiano? Impatto zero»

L’Italia non si impegna abbastanza, anzi, verrebbe da dire che non si impegna affatto nel campo della povertà infantile.

A dimostrarlo, è l’Unicef, con il suo ultimo Report Card 10, presentato il 29 maggio alla sede romana dell’Associazione. La posizione in cui si trova il nostro paese è tutto tranne che invidiabile.
Si adopera per gli anziani, per le pensioni e per la prevenzione sociale al riguardo. Poco importa dei giovani e dei cittadini del futuro. Ma viene da porsi una domanda: meglio un povero bambino oggi o un povero anziano domani? Basta un dato per shockarsi: in Italia il tasso di povertà infantile (15,9%) è più alto rispetto alla povertà della popolazione totale (11,5%), collocandosi così al 32° posto sui 35 paesi più industrializzati presi in esame dall’Unicef. Eppure, il Belpaese è tra i primi 15 paesi europei più ricchi.
Se si mettono a confronto i dati sulla povertà minorile tra il tasso senza aiuto del governo (16,2%) e la percentuale dopo l’intervento dello Stato per porre politiche sociali contro la povertà (15,9%), il risultato è pressoché deludente. E questo ci fa essere il fanalino di coda mondiale, ci collochiamo al 34° posto su 35.

In una seconda classifica tutta europea, per la deprivazione materiale minorile, ossia la mancanza di elementi base per lo sviluppo di un bambino, l’Italia è al ventesimo posto sui 29 paesi dell’Unione. Il 13,3% nostrano viene schiacciato dal 2% di paesi come Islanda, Svezia e Norvegia. Peculiare è osservare in quali tipi di famiglie la deprivazione materiale si manifesta. La percentuale più alta la troviamo tra i genitori disoccupati ma anche tra quelli con basso livello di istruzione.

Il Presidente dell’Unicef Italia, Giacomo Guerrera, il curatore del rapporto Leonardo Menchini e la sociologa Chiara Saraceno, che hanno presentato la Report Card 10, hanno dichiarato che l’impatto del governo italiano è stato finora nullo. «Al momento ci sono due agevolazioni – spiega la sociologa – le agevolazioni fiscali che vanno a vantaggio di chi ha reddito e gli assegni a nucleo familiare. Una soluzione per migliorare è favorire l’ingresso delle mamme nel mondo del lavoro». E a questo proposito risponde empiricamente il Premier Mario Monti, che sarebbe dovuto esser presente al convegno, nel messaggio inviato appositamente all’Unicef: «Proteggere l’infanzia dalla povertà è un dovere morale che dovrebbe essere fra le priorità di ogni governo perché i bambini e gli adolescenti di oggi saranno i cittadini di domani». E aggiunge: «Questo governo ne è pienamente consapevole e in questi mesi ha varato una serie di provvedimenti per combattere l’esclusione sociale e il disagio delle fasce più deboli della popolazione». Ma l’Unicef e soprattutto i bambini che conoscono la povertà attendono riforme più incisive che possano incrementare il recupero delle persone meno abbienti.

Sara Stefanini